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Un vecchio di un tempo lontano mi ha detto che presso la cima di una grande montagna, lontano da coloro che hanno occhi ed orecchi barbari, avrei trovato una parte delle cose che andiamo cercando, e mi ha lasciato questo schizzo. Se trovi questo, mi ha detto il vecchio, vuol dire che il tuo cuore si può infiammare per la verità.
Lo lascio sul tavolo come traccia per te, fratello: io sarò QUI ad aspettarti. Stiano lontani gli stupidi e quelli senza cuore...
Quanta polvere! E quanto tempo accumulato fra le pieghe dei giorni che si sono susseguiti uno dopo l'altro, incessantemente, fedeli alla loro assegnazione! Quanto tempo è passato... Ma non sono tornato per restare. Voglio solo lasciare un'indicazione al viandante che casualmente si troverà a pernottare in questa che una volta era casa mia: ti prego fratello, non indugiare troppo nell'illusione di questeterre. E neppure nelle terrelontane trascorri il tuo tempo, che illusioni sono, entrambe.
Ho camminato a lungo, di giorno e di notte, con il tempo bello e con quello cattivo, per monti e per mari ho tracciato la mia via, senza concedere riposo alcuno all'anima mia stanca. Avevo sentito una cosa strana, strana per gli abitanti delle terrelontane come anche per gli abitanti di queste. Non dare mai niente per scontato. Era vero, sai? Era vero quello che avevo sentito dire. Sono tornato solo per fartelo sapere, perché tu possa abbandonare tutto e seguirmi. Al più presto.
Se un uomo ti dice: "Ho lavorato senza trovare" non credergli. Se ti dice: "Non ho lavorato e ho trovato" non credergli. Ma se ti dice: "Ho lavorato e ho trovato", allora credigli. (Megillah, 6b)
Continuate a chiedere, e vi sarà dato; continuate a cercare, e troverete; continuate a bussare, e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. (dal vangelo secondo Matteo, capitolo 7, verso sette)
Fra il silenzio assordante della sabbia che scivolava lenta e filiforme nell'ampolla inferiore della clessidra, ancora una volta il settimo giorno ha scandito con il suo passaggio ritmico la nostra esistenza. Al tramonto di venerdì, quando ha avuto inizio, come sempre ho aperto le porte di casa anche agli stranieri...
I prossimi giorni la mia presenza in questeterre sarà resa difficile, molto difficile, dalla legge che vige nelle terrelontane: la legge della sopravvivenza.
Ho pensato, per tale motivo, di lasciare la casa a disposizione di eventuali viandanti che si trovassero a passare.
Sul tavolo un block notes, caso mai qualcuno volesse lasciar detto qualcosa...
Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d'erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, – la primavera era primavera anche in città.
Il sole scaldava, l'erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse stampata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano i nidi e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. Allegre erano le piante, e gli uccelli, e gli insetti, e i bambini.
Ma gli uomini – i grandi, gli adulti – non smettevano di ingannare e tormentare se stessi e gli altri. Gli uomini ritenevano che sacro e importante non fosse quel mattino di primavera, non quella bellezza del mondo di Dio, data per il bene di tutte le creature, la bellezza che dispone alla pace, alla concordia e all'amore, ma sacro e importante fosse quello che loro stessi avevano inventato per dominarsi l'un l'altro.
Lev Nikolaevic Tolstoj Resurrezione (traduzione dal russo di Emanuela Guercetti) - Garzanti 1976, 1988
Anche questa settimana il tempo è volato via, fuggito, letteralmente. Sei giorni sono così trascorsi e questa sera, dopo il tramonto, avrà inizio il settimo giorno. Siano benvenuti i forestieri che si troveranno a passare da casa mia: anche per essi le sue porte saranno aperte. Che lo spirito ci aiuti, negli attimi di tempo che riusciremo a separare in questo giorno, a riflettere su dove conduce la via che questo nostro povero mondo ha ormai definitivamente imboccato: una via senza alcuna possibilità di ritorno...
Nelle terre lontane in cui ho vissuto, lontane di una lontananza che non è più percorribile, amavo dipingere e disegnare: i miei soggetti preferiti erano i volti e gli alberi. Gli alberi esercitano ancora oggi un fascino enorme su di me, e ora che ci penso non saprei neppure spiegarne la ragione.
Sono affascinato soprattutto dai rami, dal modo in cui, distaccandosi dal tronco, in mille direzioni si protendono verso l'alto con tutto l'impeto di cui sono capaci, alla ricerca della luce del sole.
Eppure... sapete una cosa? Nonostante ciò, io di alberi ne so riconoscere pochissimi, davvero. Buffo, no?
Non so distinguere, ad esempio, un melo da un pero; non so riconoscere quale sia un ciliegio e quale un pruno, e via di questo passo...
Ma arriva sempre il momento dello svelamento, del dischiudimento dei propri segreti, quando si è amati, perché in questo consiste l'amore: nel desiderio reciproco di conoscenza profonda, desiderio dell'essenza dell'amato.
Ed è così anche nel caso del mio innamoramento senza fine con gli alberi: essi ricambiano il mio amore lasciandosi conoscere. Da me, dico, proprio da me... !
Nel momento in cui il nostro amore giunge al culmine, ognuno di essi, incontrandomi, me lo dichiara, svelandomi la sua essenza, dicendomi il suo nome. Il pero mi incontra e mi dice: "Sono io chi, sono il pero... !" e così fanno pure il melo, il ciliegio, il pruno, il pesco, tutti fanno così quando mi incontrano, e questo succede ogni anno, anno dopo anno, da molti anni a questa parte...
Per prima arriva la fioritura, il momento in cui il tempo nel suo lento passaggio quasi si arresta, senza fiato di fronte a tanta bellezza, preludio di quel grandioso mistero dell'amore che si chiama vita, e poi arriva il frutto, e allora, in quel momento, anch'io posso chiamarli uno ad uno con il loro nome, e in quel momento mi pare d'essere una cosa sola con tutto ciò che mi circonda...
Non è fantastico tutto ciò?
Da questo evento meraviglioso si può trarre un insegnamento profondamente significativo. Come un grande e maestoso albero, lo spirito affonda le sue radici nel terreno dell'ineffabile, delle cui sostanze si nutre, ma poi, attraverso i suoi mille rami, ce ne porta i frutti come un pegno d'amore. Nove sono i frutti da questo solo albero, nove frutti che esprimono l'inesprimibile: amore, gioia, pace, lunghezza d'animo, benignità, bontà, certezza dell'ineffabile, mitezza, padronanza di sé.
Colui che conosce questo sacro mistero sempre sa, quando gli viene fatto un dono, se nel giungere a lui esso ha percorso la via dello spirito...
Come ogni giorno, anche oggi la giornata finirà al tramonto e un nuovo giorno avrà da esso inizio, ma quello di oggi sarà il tramonto del settimo giorno, perché è vero: sei giorni sono già trascorsi.
Per questo motivo, per quanto mi riguarda, lascio momentaneamente tutte le cose da parte, tutti i pensieri-cosa e tutte le parole-cosa, fino a domani sera quando, dopo il tramonto, un altro giorno prenderà l'avvio.
Sarebbe per me un onore, oltre che un grande piacere, quello di riuscire a condividere con alcuni di voi, con tutti veramente, un po' del tempo di questo nuovo giorno che nasce, questo giorno separato. Se decidete di bussare alla porta di casa, ricordatelo, per favore non portate con voi le parole di tutti i giorni...
La mia casa sarà aperta a tutti, anche a te, forestiero, che alla porta fermo stai, e se oscure, o strane ancor di più, ti sembrano queste mie parole, e luce vai cercando, qui la troverai...
Oggi è il giorno di Sahishin.
C'è qualcosa di magico nei nomi che si usano in queste terre, in qualche caso anche qualcosa di profetico. Molti di essi sono descrizioni inconscie di sé stessi, dei desideri che nel nome trovano espressione, come quello di essere percepiti diversamente da ciò che avviene nelle terre altre: qui le parole hanno un potere maggiore che altrove, nel bene e nel male.
Da quello che ho capito parlando quel poco che sono riuscito a parlare con gli uomini e le donne di qua, a volte non sanno nemmeno spiegarlo, il motivo che li ha indotti a scegliere quel nome piuttosto che un altro. Forse una questione di musicalità, o forse un gioco di parole che non sempre risulta così evidente come si vorrebbe, o forse...
Non hanno alcuna importanza i miei forse, qualcuno me li spiegherà uno ad uno, mano a mano che ne capiterà l'occasione e se ne avrà voglia.
Intanto Sahishin me l'ha spiegato, ed è stato molto gentile a farlo, anche se ha voluto fare subito una precisazione (che non condivido): "In quanto al nome interessante, beh, lo sarà molto meno dopo che ti avrò spiegato la sua origine".
A quanto pare, nasce da un gioco di parole in napoletano: "saglie e scinn" (sali e scendi), che i suoi amichetti gli affibbiarono come nomignolo. Di lì, per assonanza, sahishin (pronunciato saiscìn) che indubbiamente fa più mistero, come dice lui stesso.
Io invece ho trovato interessante il suo nome non appena l'ho letto: ne ho visto subito il cuore. Nel suo nome è racchiuso un segreto che nessuno gli ha mai svelato, ed è giunta l'ora di farlo, per ciò che questo può significare per lui. L'assunzione di un nome è una cosa importante per ogni essere umano, ma più ancora lo è la sua comprensione: la comprensione, cioè, del rapporto che ci lega ad esso visto che siamo una cosa sola con il nostro nome.
E ora procediamo allo svelamento del mistero di questo nome così bello e significativo.
La prima operazione da fare è individuare il cuore del nome: sahishin, e ish, che ne è il cuore, in ebraico significa uomo, e questo è un dato certo. Già basterebbe di per sé a rendere il nome particolarmente interessante, a dargli un valore maggiore di quello che egli stesso (Sahishin) suppone...
Ora lo scomponiamo rendendo più evidente ciascuna delle tre parti di cui è composto, così: sah-ish-shin (nella normale grafia del nome la seconda coppia sh viene assimilata dalla prima).
Il shin finale è molto interessante: lo interpretiamo come fosse una diversa traslitterazione del nome sin, che deriva probabilmente da una radice che significa "il signore che moltiplica". Tale designazione viene di solito applicata al dio lunare Sin (luna è maschile per i semiti) ed è facile comprenderne il significato: moltiplicare, cioè produrre una sequenza. La luna, per i popoli dell'antichità, determinava il calendario, cioè produceva una sequenza di giorni, e quindi il dio Sin era "il signore che moltiplica".
Ora vediamo se è possibile individuare un significato anche nella componente iniziale del nome: sah. Qui dobbiamo fare uno sforzo un po' più artistico, ma neanche tanto. Prima che l'Iran finisse sotto il dominio degli odierni leader religiosi era governato dallo Scià, lo Scià di Persia, per l'appunto. Ci sono evidenze dell'uso di questo termine che risalgono perlomeno fino al regno dei Mitanni, nell'antichità remota, scritto però con grafia molto più simile alla nostra: sha. Ci prendiamo la libertà di considerarci su questa linea interpretativa, per cui il nostro sah diventa un titolo nobiliare: signore (su investitura dall'alto) e quindi anche rappresentante o inviato (con ampi poteri in delega).
Ed ecco il significato per estensione: uomo inviato del signore che conta i giorni.
Portato fra le parole di questo nostro tempo, con l'allusione implicita, mi pare un nome di grande bellezza e profondo significato.
In onore di Sahishin la porta resterà aperta fino a...
È volto al tramonto, il sole, lentamente. Mi sono ricordato, in questo giorno reso particolare dal desiderio di viverlo condiviso e separato, di una cosa che una volta un amico mi raccontò sulla natura delle perle: mi scuserete se lo riferirò in maniera del tutto approssimativa.
A quanto pare, all'origine della formazione di una perla in seno all'ostrica c'é un'irritazione. In maniera del tutto casuale (salvo il caso delle ostriche d'allevamento) un granello di sabbia, o comunque un minuscolo corpo estraneo, penetra all'interno dell'ostrica finendo per venire inglobato dal mollusco. A questo punto si produce un'irritazione alla quale l'ostrica reagisce ricoprendolo lentamente con sottilissimi strati di iridescente madreperla, uno dopo l'altro, strato su strato, fino a formare quello splendore che tutti conosciamo con il nome di perla. La conoscenza di questo processo naturale mi ha spesso aiutato, nel corso del tempo, a trovare la via dello spirito...
Anche un altro pensiero mi è stato compagno in questa giornata: qualcuno mi ha fatto sapere che c'è la possibilità di una visione chiara sulla connessione tra il nostro mondo e le sue radici spirituali: un dono di grande valore, di cui mi sono sentito onorato.
È proprio vero, ci sono delle persone che incontriamo lungo il cammino con le quali ci sentiamo in sintonia per motivi che la ragione non comprende fino in fondo. Sono arrivato forestiero in queste lande pochi giorni or sono, a notte fonda: non avrei mai pensato, al mio arrivo, di trovare scintille di luce...
Oggi ho camminato tanto ma le parole che sono riuscito a consegnare sono state pochissime: è stata una giornata un po' così, come si dice. Di bello è successo che ho trovato un bellissimo biglietto sotto la porta, e mi ha illuminato la giornata...
Stavo pensando che stasera lascerò spazio alla suggestione del settimo giorno. Non appartengo al popolo della Torah, ma spesso traggo ispirazione dai suoi tesori, che sono innumerevoli. Può darsi che lo sappiate, come anche no: secondo le Scritture dopo ogni tramonto inizia un nuovo giorno.
Da dopo il tramonto di questa sera, quindi, fino al tramonto di domani sera, la mia casa sarà aperta a tutti, perché la suggestione del settimo giorno è una gioia che voglio condividere con tutti quelli che a loro volta lo desiderano. Sarà un'occasione per indossare le parole migliori, quelle che attingono alle profondità del nostro essere, che donano luce ai nostri occhi e speranza al nostro cuore. Sarà un modo reale per santificare il nostro spirito, tenendo conto che santificare significa: "tirare fuori da", "appartare", "separare". Il tempo che dedicheremo alla suggestione del settimo giorno, non importa quanto poco potrà essere, sarà un tempo che avremo intenzionalmente - cioè esercitando la nostra volontà, il nostro libero arbitrio - tirato fuori da quello delle faccende insulse di tutti i giorni, in uno sforzo di elevazione spirituale.
È successo un fatto curioso, che mi ha anche rallegrato. Ieri mi ero fermato a sentire alcuni che parlavano assai bene di un vecchio uomo saggio dell'oriente: Dalai Lama, mi pare che lo chiamassero. Io ho espresso alcune perplessità sulle cose che venivano dette, anche se erano molto interessanti, e il padrone di casa, per aiutarmi a capirle, ha raccontato una storia che secondo me non era del tutto adatta allo scopo, e gliel'ho anche detto, alla fine.
C'erano tante persone ad ascoltare, ma solo due, mi sembra, hanno detto la loro: una diceva che aveva ragione il padrone di casa, l'altra che era d'accordo con me. Non è poi così importante avere ragione, o sentirselo dire (anche se qualche volta lo è), la cosa bella è che poi le due, che di due donne si trattava, sono venute a cercarmi a casa! Una è stata così gentile che è pure ritornata dopo il tramonto del sole, perché aveva letto il cartello, e abbiamo fatto conoscenza: mi ha portato delle parole di benvenuto che mi hanno proprio toccato. Sembravano parole d'altri tempi, di quando l'ospitalità era considerata una cosa sacra. Per vie traverse, l'altra mi ha fatto sapere che era passata, e non mi aveva trovato. Adesso hanno entrambe le chiavi di casa.
Le chiavi le ho poi date anche ad altre persone, quelle che mi hanno lasciato entrare nelle loro case e hanno parlato un po' con me, e le cui parole, che ho sentito, erano veramente parte di sé stesse. Qualche volta le vedrò capitare...
Comunque, anche stasera lascerò la porta aperta dopo il tramonto e fino a quando il buio non abbia preso sopravvento: non si sa mai, quella è l'ora dei forestieri, ne potrebbe passare qualcuno e mi dispiacerebbe trovasse la porta chiusa.
Mi sono svegliato tardi questa mattina e siccome ho molte cose da fare sarà meglio che mi sbrighi. La prima cosa che ho fatto è stata sbrigare la corrispondenza. Ho trovato un messaggio infuocato, nella cassetta delle lettere: un'amica era venuta a trovarmi e invece ha trovato la porta chiusa...
Oggi tornerò a visitare alcune delle persone che ho conosciuto, per sentire che ne è successo delle parole che mi erano state affidate ieri per loro.
Stamane ho camminato molto, ho percorso nuovi sentieri e conosciuto qualche persona del posto. Una donna ha persino risposto al mio saluto, e mi è corsa dietro per conoscermi: mi è proprio piaciuta, si vedeva subito che era animata da buoni sentimenti. In un paio di posti mi sono fermato un po' più a lungo per ascoltare dei discorsi che mi interessavano parecchio: in uno parlavano della saggezza di un uomo dell'oriente, una grande guida, dicevano (io ho detto la mia, ma non so come l'hanno presa); nell'altro ho sentito dire che una tale, di cui ora non ricordo il nome, aveva ragione, che il mare ad un certo punto finisce...
Quando sono poi tornato a casa i vicini mi hanno detto che diverse persone erano passate a trovarmi: peccato che non fossi a casa!
Ora metto un cartello fuori dalla porta, così chi viene saprà come regolarsi:
Sarò a casa dopo il tramonto del sole, la porta sarà aperta per tutti fino all'ora in cui la luce del sole calante lascerà il posto alle tenebre della notte.
Ho incominciato a camminare in mezzo alla gente di queste strane terre, ad ascoltare le cose che si dicono, ad osservare incuriosito le loro abitazioni, strane abitazioni: gli idoli in esse abbondano. Gli abitanti di questi luoghi in buona parte sembrano inclini al dialogo, e questa è una buona cosa. La cosa che più di tutte mi ha impressionato, comunque, sono i loro nomi, anch'essi strani, come molte delle cose di cui fino ad ora ho preso nota. Oggi comincerò a fare visita ad alcuni di loro, fra quelli che mi sono piaciuti più di altri: spero di riuscire a farmi capire, è così difficile questa loro lingua...
Lontano, laggiù, sulla montagna, soffia il vento, si muove l'aria.
Una casa attende la voce della furia (c'è uno che attende).
Lontano, laggiù, sulla montagna, soffia il vento e uno attende,
si muove l'aria e voce non si ode.
Lontano, laggiù, sulla montagna, in silenzio ascolta il profeta,
soffia il vento ma voce non si ode. Si muove l'aria e cadono le pietre.
Lontano, laggiù, sulla montagna, un profeta attende in silenzio
una voce che parli sommessa, un ricordo che faccia struggere il cuore.
Che cosa mi dici, Adonay? Che cosa?
Attendo il tuo soffio,
lo attendo.
Lontano, laggiù, sulla montagna, che fa mio fratello, il profeta?
Con lui hai parlato, Adonay?
Attendo il tuo soffio nel vento,
attendo e rimpiango.
Rimpiango il fratello poeta, e triste ripenso a me stesso.
Non trattenerti da me, Adonay!
Fratello mio, lontano, laggiù, sulla montagna,
che pensi?
Ascolti in silenzio e attendi, attendi una voce.
Soffia il vento, si muove l'aria.